Domani, martedì 7 maggio, intervengo allo Young International Forum alle 15 nel convegno “Un talento è per sempre, trovare lavoro nello spazio digitale”. La mattina inoltre dovrebbe essere presentato un libretto in cui sono raccontate, tra altre storie, le mie attività nel campo della stampa di oggetti.

Vi dico la verità, ne so poco: però magari, se passerete per la Pelanda, potrebbe essere l’occasione per fare due chiacchiere intorno ai temi della fabbricazione digitale.

Venerdì scorso si è tenuto il World Wide Rome, una conferenza-evento organizzata da Riccardo Luna che ha unito i cosiddetti makers, o artigiani digitali, insomma coloro che superando il tradizionale paradigma idea-prototipo-industrializzazione perseguono nuove frontiere tecnologiche unendo idee innovative a strumenti innovativi.
Principe della giornata è stato Massimo Banzi, inventore di Arduino, il microcontrollore programmabile che ha reso possibili tante invenzioni elettroniche. Poi hanno parlato Chris Anderson, e Dale Dougherty, direttori delle importanti riviste Wired e Make. E poi tante persone interessanti, che hanno inventato tecnologie, impiantato attività, avviato centri di ricerca. Giovani e meno giovani, ma tutti profondamente motivati e con mille idee in testa. Un bell’ambiente, un’Italia che non si piange addosso ma anzi lotta contro il poco tempo a disposizione per realizzare tutti i propri progetti. Ho avuto modo di conoscere tante di queste persone, anche nella giornata precedente riservata ai relatori, e credo proprio che di eventi di questo tipo ce ne vorrebbe uno al mese. A scopo educativo.
Si è parlato anche di stampa 3D, ovviamente, e anche nel mio intervento ho cercato di raccontare questo pezzetto di storia tecnologica che ho contribuito a realizzare (le cose che ho detto alla sono in larga misura contenute nell’intervista che il buon Lorenzo Mannella mi aveva fatto prima dell’evento).

Venerdì scorso si è tenuto il World Wide Rome, una conferenza-evento organizzata da Riccardo Luna che ha unito i cosiddetti makers, o artigiani digitali, insomma coloro che superando il tradizionale paradigma idea-prototipo-industrializzazione perseguono nuove frontiere tecnologiche unendo idee innovative a strumenti innovativi.

Principe della giornata è stato Massimo Banzi, inventore di Arduino, il microcontrollore programmabile che ha reso possibili tante invenzioni elettroniche. Poi hanno parlato Chris Anderson, e Dale Dougherty, direttori delle importanti riviste Wired e Make. E poi tante persone interessanti, che hanno inventato tecnologie, impiantato attività, avviato centri di ricerca. Giovani e meno giovani, ma tutti profondamente motivati e con mille idee in testa. Un bell’ambiente, un’Italia che non si piange addosso ma anzi lotta contro il poco tempo a disposizione per realizzare tutti i propri progetti. Ho avuto modo di conoscere tante di queste persone, anche nella giornata precedente riservata ai relatori, e credo proprio che di eventi di questo tipo ce ne vorrebbe uno al mese. A scopo educativo.

Si è parlato anche di stampa 3D, ovviamente, e anche nel mio intervento ho cercato di raccontare questo pezzetto di storia tecnologica che ho contribuito a realizzare (le cose che ho detto alla sono in larga misura contenute nell’intervista che il buon Lorenzo Mannella mi aveva fatto prima dell’evento).

Anonimo ha chiesto: Mi ha affascinato l'esperimento di riprodurre in3D uno Stradivari, come avete spiegato nella trasmissione Radiorai Scienza del 14 marzo. Ho una figlia violinista e la cosa mi ha davvero colpito, ascoltando suonare la "copia"! Quali applicazioni immaginate di tale straordinaria tecnologia?

Io mi aspetto a brevissimo una diffusione di questi dispositivi a basso costo nelle università, nelle scuole e nelle case. Parallelamente, mi aspetto una sempre maggiore disponibilità di oggetti da scaricare via Internet, gratuitamente o con piccole tariffe: utensili, pezzi di ricambio, giocattoli. Mi aspetto insomma un ingresso della stampa 3D nella vita quotidiana anche spicciola, come tante altre cose, inizialmente avveniristiche come scanner, stampanti a colori, fotocopiatrici, sono oggi considerate normalissimi accessori, parte della nostra vita quotidiana ed economia.

Domani a Radio3

Domani io e una delle mie stampanti interveniamo a Radio 3 Scienza, dopo le 11.00. Nel loro sito c’è un podcast, per chi volesse riascoltare l’intervento a posteriori.

“Ah, tu hai scritto Slic3r? È un onore averti conosciuto”

Abbiate pazienza, non capita tutti i giorni. Da qualche parte dovevo scriverlo. È quanto mi ha detto ieri Chris Anderson, direttore di Wired, conosciuto al World Wide Rome a cui sono intervenuto.

Ho perso il coperchio della macchina fotografica. Pazienza, me ne stampo un altro.
fantascienza realtà
Un modellino di cattedrale gotica di circa 20x20cm stampato nel fine settimana.

Un modellino di cattedrale gotica di circa 20x20cm stampato nel fine settimana.

Cos’è Slic3r?

Slic3r è il software con cui do il mio contributo alla ricerca nel campo della stampa 3D. È un progetto avviato come esperimento, ma che in pochi mesi ha avuto un inaspettato successo, fino a diventare il punto di riferimento per l’intero settore a livello internazionale.

Intorno al mio progetto si è creata spontaneamente una community di centinaia di persone attive e migliaia di utenti. È stato attivato un forum dedicato nel sito ufficiale del progetto RepRap, ed è nato un canale chat con 80 utenti in media. Slic3r è stato più volte consigliato nel blog ufficiale del progetto RepRap, ed è usato da tutti i principali membri della community, dalla nota università di Bath alle aziende produttrici di stampanti e kit. Slic3r detiene ad oggi il record per la stampa a più alta risoluzione (10 micron).

Ma cosa fa Slic3r esattamente? Il lavoro di Slic3r è quello di trasformare un modello 3D (quindi un file che rappresenta l’oggetto da stampare) in una serie di istruzioni che guidano la stampante e le consentono, attraverso i suoi motori e il suo estrusore, di depositare un layer -cioè uno strato- dopo l’altro:

In un software come questo sono presenti numerosissimi algoritmi matematici che lavorano sulla geometria del modello e scelgono i percorsi ottimali per estrudere il materiale che compone i singoli strati: perimetri, riempimento alveolare per risparmiare materiale a parità di resistenza strutturale, ponti, pareti oblique, “impalcature” provvisorie per sostenere le parti aggettanti. Inoltre decide la quantità di materiale da estrudere, controlla le temperature, le ventole e i tempi di raffreddamento.

In poche parole, Slic3r è il cuore software della stampa 3D. Ed è Made in Italy.

Assortimento colori!

Assortimento colori!

Accent theme by Handsome Code

Un blog tutto italiano sulla stampa 3D a basso costo


Chi sono

Alessandro Ranellucci. Vivo e lavoro a Roma, dividendomi tra la progettazione di software e l'architettura. Da tempo mi dedico alla ricerca nel campo delle stampanti 3D a basso costo. Ho scritto il software Slic3r che sta prendendo piede nella comunità internazionale. Cerco di aiutare chi, come me, vuole intraprendere la strada dell'autocostruzione.

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